Ubuntu!!!

Carissimi amici, mi piace affrontare una breve riflessione sul senso dell’essere Comunità, per arrivare a dire qualcosa sul nostro essere concretamente una Comunità.
Cito un autore insolito… Nelson Mandela. Non si tratta quindi di un filosofo o di un teologo, né di un intellettuale di professione, non ricordo nemmeno se si riconoscesse cristiano, nonostante la sua storica amicizia con Desmond Tutu, vescovo anglicano suo connazionale, bensì un politico.
Un politico sudafricano di ‘razza’, di quelli che in nome degli ideali si sottopongono ad ogni possibile conseguenza inflitta dal sistema costituito… persecuzione, carcere, esilio, anche la morte, almeno quella sociale.
Egli, riferendosi alla sua terra e cultura, affermava che: “Una persona che viaggia attraverso il nostro paese e si ferma in un villaggio non ha bisogno di chiedere cibo o acqua: subito la gente le offre del cibo, la intrattiene. Ecco, questo è un aspetto di Ubuntu, ma ce ne sono altri. Ubuntu non significa non pensare a sé stessi; significa piuttosto porsi la domanda: voglio aiutare la comunità che mi sta intorno a migliorare?”
Una magnifica parola tribale, Ubuntu, che vuol dire benevolenza nei confronti dell’altro.

Ecco cosa contraddistingue una Comunità, essere benevolenti gli uni nei riguardi degli altri, pensare che nel tuo benessere risiede la mia realizzazione, il mio appagamento o, se preferite, il mio bene, così, semplicemente. Pensare che ciascuno può migliorare il ‘villaggio’ al quale appartiene, anzitutto ponendosi in un atteggiamento di disponibilità e servizio.
Pensare che l’altro non è mio avversario ma mio alleato, che il suo successo economico è bene per tutta la Comunità, che la sua bella famiglia è tessuto connettivo per tutti, che il suo impegno è utile a tutti, che la sua giovialità è serenità per tutti, che – parimenti – i suoi problemi non sono solo suoi ma hanno un riverbero di tristezza, preoccupazione, malessere sull’intera Comunità, anche su di me che penso di stare bene e al sicuro nella mia più ermetica autoreferenzialità.

Questo fa una Comunità… altrimenti si rimane semplicemente paese. Le due cose non coincidono… magari bastasse una semplice sovrapposizione semantica!
Il paese è bello, carino, ben curato, appetibile, contenuto, un bon bon… ma rischia di rimanere un agglomerato di case, un insieme di famiglie, un contenitore di persone che trova espressione politica nelle amministrazioni più o meno da affondare (chissà), religiosa nella parrocchia da disertare (chissà), sportiva nelle varie società da criticare (chissà), economica nei singoli esercizi ed attività da ostacolare (chissà) … ma rimane semplicemente paese, ovvero fascio di singoli ma non ancora Comunità, ossia, corpi ed anime uniti nella comune promozione del bene di tutti.

Che, a ben pensare, senza scomodare Mr. Mandela, mi pare di ricordare che Qualcuno ha detto: “Amatevi gli uni gli altri come Io ho amato voi”. Principio e fondamento di ogni Comunità… ma, ahimè, non di ogni paese…
Aff.mo, don Paolo

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