2020 – Omelia per le esequie di Piero Andreotti

Carissimo Piero,

ho preferito scriverti una lettera aperta, piuttosto che rivolgerti un’omelia che – probabilmente – ti avrebbe annoiato.

Tutti noi sappiamo come ti sia sempre piaciuto coinvolgerti in tutto, ricoprendo il ruolo di protagonista, e oggi, a maggior ragione, durante il tuo funerale mi sembra giusto parlare di te e con te… sono sicuro che anche il Signore se ne compiace e non sta a sottilizzare sulle regole liturgiche.

Ti voglio descrivere la situazione, anche se tu dall’Alto puoi vedere meglio di noi.

Ci sono tante persone riunite nel sagrato della Chiesa del Redentore per renderti omaggio, per ricordarti affettuosamente, per condividere il dolore della tua scomparsa, per pregare per te, sicuri che la tua destinazione attuale, ovvero lo stare con Dio e con i tuoi cari che ti hanno preceduto, mamma, babbo, sia decisamente molto meglio di questi ultimi anni trascorsi, nei quali i segni della vecchiaia e l’insorgere di diversi disturbi di salute avevano un po’ offuscato la tua proverbiale gioia di vivere, e vivere alla grande.

C’è la tua famiglia. I tuoi fratelli, le tue sorelle, i tuoi cognati e cognate, i tuoi nipoti, insomma il tuo numeroso clan familiare, molti sono presenti fisicamente, tutti sono uniti spiritualmente con noi attraverso questa celebrazione e la preghiera. Ti hanno sempre considerato un fratello speciale e hanno cercato, come hanno potuto, di sopperire alla mancanza di tua madre e di tuo padre… ben sapendo che i genitori, specialmente in determinate situazioni, sono e rimangono insostituibili. Ti ringraziano per il dono che sei stato per loro.

Ci sono i tuoi amici, Rosanna, Robertino, Tonio, e tantissimi altri di cui non faccio i nomi perché non semplicemente molti, ma tutti ti erano amici. Ti hanno voluto bene davvero, circondandoti di attenzioni e premure, accontentandoti in tutto e viziandoti un po’. Oggi, con il cuore stretto dalla tristezza dell’addio, ti accompagnano con il solito affetto e l’offerta della preghiera verso il Paradiso. Ti ringraziano per gli anni belli trascorsi insieme, sia nell’allegria spensierata dei momenti di cionfra, sia nelle situazioni più delicate e difficili di questi ultimi anni.

Ci sono nell’aria le cose belle che tutti hanno detto e scritto di te sui social, sui necrologi, sui messaggi whatsapp, nelle chiacchiere tra amici, nelle conversazioni familiari… Paolo Angeli ti ha ritratto con maestria in un lungo, affettuosissimo e veritiero post su facebook, ma anche tanti altri, commossi, hanno voluto ricordarti e salutarti con parole vere, non di circostanza, che facevano intendere che la tua morte non era semplicemente la morte di una persona conosciuta, ma di un parente vero e proprio, di un amico affezionato, di una persona importante per la Comunità intera. Tutti ti ringraziano per le risate condivise, per i momenti di aggregazione sociale nei quali tu ti tuffavi con esperta giocosità, per la tua voglia di vivere, per la tua simpatia e anche per i tuoi lati caratteriali meno brillanti quali la permalosità e la testardaggine. Tutti ti ringraziano per aver presenziato con puntualità e per lungo tempo ai funerali dei loro cari, ai matrimoni di famiglia, alle ricorrenze varie e alle feste… chissi ti piaciani avveru!

Vedi Piero, oggi, nonostante tutte le restrizioni a cui siamo sottoposti per via del Covid c’è il paese intero a salutarti… molti sono qui, molti sono collegati grazie alla diretta streaming

della celebrazione, molti sono in comunione con noi attraverso la preghiera e l’affetto… sono sicuro che in questi giorni, e in questo momento in particolare, nessun palaese ha omesso di rivolgerti un pensiero e di fare una preghiera. Tutti ti ringraziano e anche io ti ringrazio… e questi sono i motivi della mia gratitudine:

Il primo è che, se è vero che tu sei stato da subito adottato dal paese intero (tanto è vero che potevi entrare tranquillamente nella casa di tutti), tu hai adottato Palau, contribuendo a farlo diventare non solo un insieme di persone ma una comunità vera e propria. Non hai scritto o spiegato trattati di sociologia, ma con il tuo modo di essere e di fare hai creato comunità, diventando colla indispensabile per gli eventi lieti e tristi della nostra gente, unendo tutti nella comprensione, nell’amicizia, nella gioia. Grazie per questo servizio… di persone come te ce ne vorrebbero tante.

Il secondo motivo è che la tua condizione di disabilità, dovuta alla sindrome di Down, non ti ha mai limitato, ma hai cercato di vivere sempre in pienezza e al massimo delle tue possibilità, superando limiti che potevano sembrare invalicabili, e dando a tutti testimonianza del fatto che è possibile superarsi, è possibile fare di più, è possibile vivere una vita piena e significativa anche se – apparentemente – si parte svantaggiati. Insomma, ci hai fatto comprendere che la vera disabilità, quella limitante sul serio, è la disabilità del cuore, non del corpo o dell’intelletto.

Il terzo motivo è che tu ci hai aiutato a comprendere che non esistono persone da scartare perché ritenute meno… meno sane, meno a la moda, meno abili, meno produttive, meno utili, meno tutto… ma tutti siamo importanti in una comunità… vecchi, malati, poveri, sani, giovani, ricchi, palaesi di nascita e di adozione, italiani e stranieri, e nessuno dev’essere scartato, ma tutti contribuiamo a tessere le trame di questa comunità così bella, così particolare e dalle mille potenzialità, spesse volte non espresse come meriterebbe.

C’è una cultura dello scarto, spesso denunciata da Papa Francesco, e aggiungerei della squalificazione sociale, che è il cancro della società intera e, se non stiamo attenti, può diventare anche il cancro della nostra società paesana.

Oggi nel Vangelo si parla proprio di questo… di persone malate che la società del tempo ha scartato perché lebbrose, quindi ritenute impure, sfortunate, pericolose, addirittura maledette da Dio.

Il Signore guarisce queste persone ascoltando il loro grido di dolore, anzi fa di più, non solo le guarisce ma le salva… restituendole a vita nuova. Ma uno solo di questi lebbrosi, per di più samaritano, quindi straniero, ritorna dal Signore per ringraziarlo della guarigione e della salvezza donate. Gli altri nove già sono dimentichi del bene ricevuto e sono protesi verso altre faccende.

Un po’ come siamo noi che quando stiamo bene non ci ricordiamo di quanto il Signore fa per noi, donandoci guarigione e salvezza. Ricordiamoci di ringraziare il Signore ogni giorno.

Caro Piero, adesso in Paradiso non c’è più nessuna disabilità, non c’è più nessuna condizione di malattia o di sofferenza, ma c’è solo gioia, festa e amore… cioè le cose che ti sono sempre piaciute tanto, le cose che ti hanno circondato, le cose che tu hai suscitato nell’animo di chi ti ha incontrato e conosciuto. Adesso sei nelle braccia di Chi è fonte di gioia per eccellenza: il Signore!

A Dio figlio speciale di questa comunità… dall’alto prega per noi e aiutaci – come sempre hai cercato di fare – a rimanere umani, ad essere sempre casa aperta per tutti, senza nessuno che rimanga indietro.

Grazie Piero, amico di tutti, palaese doc!

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