2021 – Omelia del 30 maggio

Vorrei soffermarmi con voi sul titolo mariano attraverso cui noi veneriamo la Madonna…
Nostra Signora delle Grazie.
Il titolo è antichissimo e ha una duplice accezione.
Il saluto dell’Angelo a Maria … “Ave Maria piena di grazia il Signore è con te…”, ci fa capire che la Grazia per eccellenza è lo stesso Cristo Signore, è lui la grazia di Dio donata all’umanità per il compimento dell’uomo e la sua salvezza.
Ma nella tradizione cristiana, teologica e orante, la grazia è un dono profuso gratuitamente da Dio, e infuso nell’anima umana dallo Spirito Santo, rendendo così l’uomo partecipe della stessa vita divina.
Dante, ponendo sulla bocca di San Bernardo una splendida preghiera alla Vergine nel canto XXXIII del Paradiso, dice così…

“Donna, sì tanto grande e tanto vali,
che qual vuol grazia e a te non ricorre,
sua disianza vuol volar sanz’ali…”

Cioè Maria è mediatrice, avvocata, intercede continuamente presso il Signore per ottenere agli uomini le grazie di cui hanno realmente necessità, i doni che servono per vivere e per condurre una vita santa.
Ma i doni richiedono almeno un moto di gratitudine, e non sarebbe male nemmeno entrare nella logica del contraccambio, per quanto ci è possibile, sapendo che i doni di Dio sono così grandi, immensi, che è impossibile immaginare una compensazione, però possiamo almeno pensarci…
Ad esempio il dono del Creato…
viviamo in un Paradiso terrestre e ci siamo pigramente assuefatti, anzi per noi il Creato sta diventando semplicemente strumento di lavoro…
La bellezza è invece rupe per elevare l’anima verso Dio.
Ci ingentilisce, ci riporta al sentimento umano per eccellenza: lo stupore!
Chi perde la capacità di stupirsi si instupidisce, non coglie più la bellezza, si sente autorizzato a distruggere, a sporcare, a non curarsi del Creato.
Anche a Palau in anni passati è stato fatto scempio di alcune bellezze con costruzioni disarmoniche.
Oggi molto si è migliorato in questo senso e dobbiamo continuare su questa strada, non bellezza
per il soldo ma bellezza per l’anima!
E’ per questo motivo che non mi darò pace sino a quando Palau non avrà la sua chiesa parrocchiale bella… bella per l’anima non senz’anima come dice una famosa canzone di Cocciante.
Mi ha colpito una recensione sulla nostra parrocchia di un turista spagnolo, che dice: è tutta qui la Chiesa di un importante paese turistico?

Il dono del lavoro.
Nonostante la pandemia, le restrizioni, la pesante situazione economica, Palau ha lavoro e riesce a dare lavoro. Forse sono passati i tempi d’oro del “prendi il più possibile” e poi sverna tranquillamente.
Ma erano tempi d’oro veramente, oppure una falsa illusione che ci ha un po’ intorpiditi?
Oggi è il tempo del creare lavoro, dell’inventare nuore forme di lavoro, non solo bar, ristoranti e servizi… ma forse occorre tecnologia nautica, turismo sostenibile e praticabile tutto l’anno con percorsi naturalistici, archeologici e culturali, artigianato di spessore, maggiore cultura.
Sono troppi i giovani che non lavorano costantemente, non studiano, non progettano il loro e il futuro della comunità.

Il dono della persona.
Noi, siamo il dono immediatamente visibile ed incontrabile… la persona. La sua dignità, la sua storia, la sua gioia e il suo dolore… i suoi successi e i suoi fallimenti.
È venuta da me una giovane mamma, ha scoperto di essere in cinta e molto probabilmente avrà un bimbo Down, è disperata. Si sente insufficiente dinanzi al lavoro che l’attende.
Nessun giudizio, solo una carezza… una carezza che però dice che il valore della persona non sta nella salute, nella ricchezza, nell’intelligenza straordinaria o nelle qualità eccelse… ma il valore di ciascuno di noi sta in quella scintilla divina che ci ha permesso di inventare la ruota, di dipingere le caverne, di seppellire i morti, di affrescare la cappella sistina, di andare sulla luna, di scoprire i vaccini, di darci un abbraccio, semplicemente un abbraccio, perchè il mio cuore sia dirimpetto al tuo… e il tuo battito risuoni nella mia coscienza ricordandomi che anche tu hai bisogno di essere accolto e amato come io ne ho bisogno.

Il dono della Comunità.
Non siamo e non possiamo essere soli. Grazie a Dio, abbiamo la grazia di essere comunità, ecclesiale e civile.
Secoli di filosofia giusnaturalista hanno tentato di cancellare la naturalità relazionale dell’uomo, il cui essere insieme sarebbe una tregua pattizia necessitata dall’eliminazione del conflitto.
Decenni di individualismo ci stanno portando a pensare che io ce la posso fare da solo, che io cristiano posso essere cristiano da solo, senza alcun riferimento agli altri… alla comunità, alla Chiesa.
Niente di più falso… nel saluto risiede la nostra necessità di stare con gli altri e per gli altri. Nel condividere un banco in Chiesa sta il segreto di sentirsi un Corpo.
Insegnate ai vostri figli a salutare, il saluto non è retaggio del passato né convenzione sociale, il saluto dice comunità.
Non disertate le liturgie, esse sono il nostro modo concreto di essere Chiesa che celebra, vive e trae forza per annunciare il Vangelo con la vita.

Il dono della fede.
E’ il dono più importante. È il dono che tutto colora e sostanzia. È il dono che colma il vuoto dell’uomo dinanzi le sfide della vita.
Non una fede conveniente, cioè quell’atteggiamento che ti porta a dire: “a qualcosa mi debbo aggrappare, altrimenti impazzisco”… ma la fede autentica, quella che diviene combattimento per la nostra conversione, quella che diviene luce per illuminare le nostre scelte, quella che diviene speranza di fronte all’insormontabile, quella che diviene carità di fronte la povertà dell’altro… quella che diviene amicizia con Gesù, quella che diviene amicizia con tutti… quella che ci porta ad invocare nostra madre, Maria, nell’ora della vita e nell’ora della morte!
Amen!

don Paolo Pala

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